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Licenziamento motivi economici e obbligo di reintegra: sentenza della Corte Costituzionale

 La Corte Costituzionale ha esaminato e dichiarato fondata con riferimento all’art. 3 Cost. la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla c.d. legge Fornero (n. 92/2012) il quale prevede la facoltà e non il dovere del Giudice di reintegrare il lavoratore arbitrariamente licenziato in mancanza di giustificato motivo. Ciò in quanto la stessa ritiene irragionevole la disparità di trattamento tra il licenziamento economico (ipotesi lasciata alla discrezionalità del giudice) e quello per giusta causa (ipotesi in cui è previsto invece l’obbligo della reintegra). La Corte fa sapere nel comunicato stampa che le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.
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Conseguenze risarcitorie in caso di conversione del contratto a tempo determinato

 Cassazione civile sez. I, 28/01/2021, n.2021 FATTO E DIRITTO Ritenuto che: A.A. propone ricorso per cassazione avverso il decreto del 7.11.2018 con il quale il tribunale di Torino, previa audizione del ricorrente, ha ritenuto non sussistere il suo diritto nè alla internazionale protezione sussidiaria nè alla protezione umanitaria. Il primo giudice ha osservato per gli aspetti che qui rilevano come non potesse essere riconosciuta la protezione umanitaria, non essendo il richiedente in situazione di vulnerabilità proprio per la comparazione con la sua situazione personale. In questa prospettiva ha sottolineato che il predetto aveva avuto modo di studiare sino a 20 anni diventando elettricista ed avviando una attività lavorativa con l'apertura di un laboratorio professionale; che il ricorrente aveva/ lasciato in patria la madre ed i fratelli e non aveva documentato una condizione stabile di inserimento nel contesto nazionale. Con un unico motivo si deduce la violazione e falsa ap

La notifica ex art. 140 c.p.c. può ritenersi valida se nell'avviso di ricevimento della raccomandata informativa

 1. con sentenza n. 4581 pubblicata il 13.7.2018 la Corte d’Appello di Napoli ha respinto l’appello di G.M. , confermando la pronuncia di primo grado che aveva condannato la predetta, quale titolare della ditta REBAJAS di G.M. , al pagamento in favore di V.R. di differenze retributive relative al rapporto di lavoro intercorso tra le parti dal 2009 al 2012; 2. la Corte territoriale, per quanto ancora rileva, ha respinto l’eccezione sollevata dalla G. , di nullità della notifica del ricorso introduttivo di primo grado, ritenendo che la stessa fosse stata correttamente eseguita in conformità al disposto dell’art. 140 c.p.c.; 3. avverso tale sentenza G.M. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi; V.R. non ha svolto difese; 4. la proposta del relatore è stata comunicata alla parte, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.. Considerato che: 5. con il primo motivo di ricorso G.M. ha dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., co

Scuola: illegittimi i contratti a tempo determinato in assenza di ragioni obiettive

 Corte appello Roma sez. lav., 11/09/2020, (ud. 09/09/2020, dep. 11/09/2020), n.1656 Fatto SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato in data 20.9.2011, M.E., in qualita' di insegnante presso scuole statali del MIUR, ha adito il Tribunale di Latina, in funzione di Giudice del Lavoro, per sentir accertare che il Ministero aveva illegittimamente stipulato con la ricorrente più' contratti di lavoro a tempo determinato per esigenze non transitorie della Pubblica Istruzione e, per l'effetto, dichiarare il diritto dell'istante a veder convertita la successione dei contratti a termine in contratto di lavoro a tempo indeterminato: dichiarare il diritto della ricorrente a riprendere il posto di lavoro precedentemente occupato con conseguente condanna del Ministero alla ricostruzione della carriera, all'attribuzione dell'anzianita' di servizio maturata e alla corresponsione dell'incremento retributivo conseguente alla medesima anzianita' di servizio, oltr

Si può licenziare chi non si vaccina?

Due voci autorevoli si sono levate nei giorni scorsi per sostenere che il lavoratore che rifiuti di sottoporsi al vaccino anti Coronavirus (SARS-CoV-2) può essere licenziato. Raffaele Guariniello, noto magistrato, sviluppa il seguente ragionamento: nessuno in base alla Costituzione può essere obbligato a un trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. Nel caso di specie, la legge però ci sarebbe: si tratterebbe dell’art. 279 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro (d.lgs. n. 81 del 2008), che impone al datore di lavoro di mettere a disposizione “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico, da somministrare a cura del medico competente” (comma 2, lett. a). La norma, specifica il magistrato, va letta in connessione con l’art. 42 del medesimo Testo Unico, il quale stabilisce che laddove il medico competente esprima un giudizio di inidoneità del lavoratore alla mansione, il datore di lavoro è tenuto ad adibire il lavoratore a mansioni eq

Bypassare il divieto di licenziamento: Chiarimenti INPS in materia di proroga della NASpI e DIS-COLL e degli accordi aziendali per

Con la circolare INPS n. 111 del 29 settembre 2020 l’Istituto fornisce le istruzioni amministrative in materia di proroga delle indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL, nonché in materia risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale e accesso all’indennità NASpI, di cui all’articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 104 del 2020. Proroga delle indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL L’articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, prevede che le indennità didisoccupazione NASpI e DIS-COLL, il cui periodo di fruizione sia terminato nell’arco temporale compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020, sono prorogate per ulteriori due mesi con decorrenza dal giorno di scadenza. La circolare fornisce le specifiche per la proroga dell’indennità di disoccupazione. Risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivoaziendale e accesso all’indennità NASpI I lavoratori che cessano il rapporto di lavoro a seguito di accordo colletti

Malattia: come comunicare la variazione dell'indirizzo

L’INPS indica come si può comunicare la variazione dell'indirizzo di reperibilità in caso di malattia e ciò con la   circolare n. 106 del 23 settembre 2020 , essendo ora disponibile, mediante il portale web dell’Istituto, un nuovo servizio ad uso del cittadino lavoratore per la comunicazione del cambio di indirizzo di reperibilità durante l’evento di malattia comune, ai fini della possibile disposizione della visita medica di controllo domiciliare . Nell’ambito dell’evoluzione dei servizi per il cittadino e dell’informatizzazione e telematizzazione del processo delle visite mediche di controllo (VMC) in caso di malattia comune, è stato rilasciato, sul portale web dell’Istituto, un nuovo servizio per la comunicazione, da parte dei lavoratori dei settori privato e pubblico, della variazione dell’indirizzo di reperibilità, rispetto a quello precedentemente indicato. Il nuovo strumento, consentendo una maggiore immediatezza e tracciabilità dell’informazione, se da un lato garantisce al