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Diritto di precedenza alla riassunzione riconosciuto ai lavoratori licenziati, il datore può sottrarsi solo se fornisce la prova della assoluta inevitabilità della scelta

In relazione al diritto di precedenza alla riassunzione, riconosciuto ai lavoratori licenziati per riduzione di personale dalla l. n. 264 del 1949, art. 15 (cui rinvia integralmente la l. n. 223 del 1991, art. 8, comma), il datore di lavoro che assuma lavoratori diversi (in luogo di quelli licenziati) entro il termine stabilito dalla normativa (riferito alla stipulazione di relativi contratti) può sottrarsi alla responsabilità per inadempimento, ex art. 1218 c.c., ed al conseguente obbligo di risarcimento del danno, solo ove fornisca la prova della assoluta inevitabilità della scelta, sotto il profilo delle professionalità assolutamente peculiari da acquisire all'azienda ovvero della impossibilità di procedere alla stipulazione di contratti dei quali potrebbero essere parti gli ex dipendenti. Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 27/01/2021, dep. 15/04/2021), n. 9913 1. con ricorso depositato il 9.10.2017 la Trasporti Servizi Logistica srl ha proposto opposizione all'avvi
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Merchandising presso un centro commerciale e interposizione nella prestazione di lavoro

La Corte di Cassazione analizza il caso del merchandising presso un centro commerciale quale possibile interposizione nella prestazione di lavoro. Cassazione civile sez. lav., 01/04/2021, (ud. 23/09/2020, dep. 01/04/2021), n. 9106 Fatto rilevato che: 1. la Corte di Appello di Genova, con sentenza pubblicata il 4 marzo 2016, ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva respinto le domande proposte dai lavoratori in epigrafe nei confronti della Coop. Liguria Società Cooperativa di Consumo, domande volte ad accertare la sussistenza di rapporti di lavoro subordinato, nonostante detti rapporti fossero "ufficializzati nel tempo da varie società con contratti di collaborazione", e, comunque, l'illecita interposizione di manodopera; 2. la Corte ha rigettato il primo motivo di appello sull'assunto che correttamente il giudice di primo grado aveva ritenuto "non sussistenti nei rapporti di lavoro dedotti dai ricorrenti gli indici sintomatici del rapporto di lavoro su

Licenziamento motivi economici e obbligo di reintegra: sentenza della Corte Costituzionale

 La Corte Costituzionale ha esaminato e dichiarato fondata con riferimento all’art. 3 Cost. la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla c.d. legge Fornero (n. 92/2012) il quale prevede la facoltà e non il dovere del Giudice di reintegrare il lavoratore arbitrariamente licenziato in mancanza di giustificato motivo. Ciò in quanto la stessa ritiene irragionevole la disparità di trattamento tra il licenziamento economico (ipotesi lasciata alla discrezionalità del giudice) e quello per giusta causa (ipotesi in cui è previsto invece l’obbligo della reintegra). La Corte fa sapere nel comunicato stampa che le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.

Conseguenze risarcitorie in caso di conversione del contratto a tempo determinato

 Cassazione civile sez. I, 28/01/2021, n.2021 FATTO E DIRITTO Ritenuto che: A.A. propone ricorso per cassazione avverso il decreto del 7.11.2018 con il quale il tribunale di Torino, previa audizione del ricorrente, ha ritenuto non sussistere il suo diritto nè alla internazionale protezione sussidiaria nè alla protezione umanitaria. Il primo giudice ha osservato per gli aspetti che qui rilevano come non potesse essere riconosciuta la protezione umanitaria, non essendo il richiedente in situazione di vulnerabilità proprio per la comparazione con la sua situazione personale. In questa prospettiva ha sottolineato che il predetto aveva avuto modo di studiare sino a 20 anni diventando elettricista ed avviando una attività lavorativa con l'apertura di un laboratorio professionale; che il ricorrente aveva/ lasciato in patria la madre ed i fratelli e non aveva documentato una condizione stabile di inserimento nel contesto nazionale. Con un unico motivo si deduce la violazione e falsa ap

La notifica ex art. 140 c.p.c. può ritenersi valida se nell'avviso di ricevimento della raccomandata informativa

 1. con sentenza n. 4581 pubblicata il 13.7.2018 la Corte d’Appello di Napoli ha respinto l’appello di G.M. , confermando la pronuncia di primo grado che aveva condannato la predetta, quale titolare della ditta REBAJAS di G.M. , al pagamento in favore di V.R. di differenze retributive relative al rapporto di lavoro intercorso tra le parti dal 2009 al 2012; 2. la Corte territoriale, per quanto ancora rileva, ha respinto l’eccezione sollevata dalla G. , di nullità della notifica del ricorso introduttivo di primo grado, ritenendo che la stessa fosse stata correttamente eseguita in conformità al disposto dell’art. 140 c.p.c.; 3. avverso tale sentenza G.M. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi; V.R. non ha svolto difese; 4. la proposta del relatore è stata comunicata alla parte, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.. Considerato che: 5. con il primo motivo di ricorso G.M. ha dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., co

Scuola: illegittimi i contratti a tempo determinato in assenza di ragioni obiettive

 Corte appello Roma sez. lav., 11/09/2020, (ud. 09/09/2020, dep. 11/09/2020), n.1656 Fatto SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato in data 20.9.2011, M.E., in qualita' di insegnante presso scuole statali del MIUR, ha adito il Tribunale di Latina, in funzione di Giudice del Lavoro, per sentir accertare che il Ministero aveva illegittimamente stipulato con la ricorrente più' contratti di lavoro a tempo determinato per esigenze non transitorie della Pubblica Istruzione e, per l'effetto, dichiarare il diritto dell'istante a veder convertita la successione dei contratti a termine in contratto di lavoro a tempo indeterminato: dichiarare il diritto della ricorrente a riprendere il posto di lavoro precedentemente occupato con conseguente condanna del Ministero alla ricostruzione della carriera, all'attribuzione dell'anzianita' di servizio maturata e alla corresponsione dell'incremento retributivo conseguente alla medesima anzianita' di servizio, oltr

Si può licenziare chi non si vaccina?

Due voci autorevoli si sono levate nei giorni scorsi per sostenere che il lavoratore che rifiuti di sottoporsi al vaccino anti Coronavirus (SARS-CoV-2) può essere licenziato. Raffaele Guariniello, noto magistrato, sviluppa il seguente ragionamento: nessuno in base alla Costituzione può essere obbligato a un trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. Nel caso di specie, la legge però ci sarebbe: si tratterebbe dell’art. 279 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro (d.lgs. n. 81 del 2008), che impone al datore di lavoro di mettere a disposizione “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico, da somministrare a cura del medico competente” (comma 2, lett. a). La norma, specifica il magistrato, va letta in connessione con l’art. 42 del medesimo Testo Unico, il quale stabilisce che laddove il medico competente esprima un giudizio di inidoneità del lavoratore alla mansione, il datore di lavoro è tenuto ad adibire il lavoratore a mansioni eq